Pensieri e parole

Nel programma del corso di Medicina Legale e delle Assicurazioni, all’epoca in cui frequentavo la facoltà di medicina, lo spazio dedicato alla responsabilità professionale sanitaria era veramente esiguo; è solo dagli anni ’70 che, sull’onda dell’esperienza dei paesi anglosassoni, si fa largo una nuova tipologia del rapporto tra medico e paziente.

Aumenta lo spessore della figura del cittadino come soggetto giuridico, con doveri da rispettare e diritti da rivendicare; anche nel mondo della sanità si applicano le regole contrattuali che vedono un soggetto richiedere un prodotto (la presa in carico per ottenere la corretta diagnosi e la migliore terapia) e un altro soggetto, che accettando l’incarico, s’impegna a fornire una prestazione di qualità, con la migliore efficienza ed efficacia possibile.

L’atteggiamento direttivo, autoritario o paternalistico del medico, completamente autonomo nelle sue funzioni e privo di ogni controllo da parte di altri soggetti (il paziente con le associazioni di tutela, le società scientifiche, gli ordini dei medici) viene superato da una nuova modalità di comportamento professionale: nasce il concetto di “ consenso informato”, che riconosce il paziente capace di comprendere le indicazioni del medico e fornire un'alleanza operativa o rifiutare l’intervento proposto; in passato venivano prescritti accertamenti diagnostici e terapie da effettuare senza sindacare, mentre ora il sanitario ha da confrontarsi da una parte con un paziente più informato e “cresciuto” e dall’altra con il rispetto della prassi accreditata e delle norme e regole impostate su protocolli e linee guida formulate dalle Società Scientifiche.

Per la tutela del cittadino malato, nascevano le associazioni di self help che raggruppavano i malati affetti da malattie specifiche e le loro famiglie, con lo scopo di conoscere meglio la malattia, appoggiare la ricerca scientifica, migliorare l’assistenza e ottenere i benefici statali; dopo secoli in cui il medico si avvicinava al paziente con atteggiamento paternalista, da buon padre di famiglia, o con atteggiamento accademico e distaccato, possessore di un sapere che lo collocava a un livello superiore ai profani, il divario tra i due soggetti si accorciava e il medico iniziava a confrontarsi con un paziente più informato e preparato, sia grazie alla diffusa scolarizzazione, sia grazie alla diffusione dei mezzi di informazione.

In passato, l’eventuale insorgenza di eventi avversi inattesi veniva con difficoltà imputata a un comportamento scorretto del medico, che poteva essere sì criticato, ma , in fondo, veniva considerato operare in un contesto in cui i fenomeni patologici avvenivano essenzialmente per cause naturali; l’aspetto iatrogeno era chiamato in causa solo per evidenti, palesi colpe mediche e non sempre venivano realizzate le indagini accurate e faticose mirate ad analizzare ciascun caso specifico, sottoponendo a rigido controllo il comportamento del medico.

Dalla facoltà di medicina si usciva con la necessaria serie di nozioni scientifiche, ma era carente la formazione psicologica del futuro medico e l’informazione sugli aspetti deontologici e medico legali insiti in ogni specializzazione, con i quali ci si confronta quotidianamente.

Con l’aumento del contenzioso sanitario, si rese necessario inserire la materia della medicina Legale all’interno di ciascun corso di specializzazione: conoscere i rischi insiti nella professione è il primo passaggio necessario per evitare errori e complicanze prevedibili e, spesso, prevenibili. Tutti i professionisti nella Sanità devono seguire un comportamento diligente, prudente e perito e al medico legale viene richiesto il parere sulla presenza di “ negligenza, imperizia, imprudenza od omissione di atti necessari”.

In quest’ottica, ritengo che il medico legale che si occupa prevalentemente di casi di responsabilità professionale debba osservare regole precise e comportamenti trasparenti: con una posizione professionale mirata all’analisi delle procedure adottate in ciascun caso proposto, seguendo rigidamente un criterio operativo privo di condizionamenti e pregiudizi, con la curiosità scientifica e lo sforzo investigativo tipico dei ricercatori di laboratorio, il medico legale deve fornire una risposta motivata a chi (Giudice o paziente) gli richiede di individuare la presenza di un’eventuale colpa medica nel caso proposto.

Nell’arco della mia carriera professionale, iniziata nel 1978, ho ricevuto vari incarichi e ho potuto elaborare una serie di perizie in tema di responsabilità professionale in vari ambiti della medicina; questa casistica rappresenta una serie di gravi “ eventi sentinella”, che devono far riflettere gli specialisti, affinchè la cultura dell’errore funga da elemento base per il miglioramento della qualità in medicina ( dalla quality assurance alla quality improvement). Aggiungo che non è sufficiente raggiungere il legittimo obiettivo creditizio risarcitorio, bensì occorre individuare azioni positive per la prevenzione della malpractice e, di conseguenza, la riduzione dei contenziosi sanitari.

 

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